La paura di ogni coppia di sposi è sempre la stessa: dover posare.
Me lo dite al primo incontro, me lo scrivete su WhatsApp, me lo dite anche il giorno del matrimonio, mentre vi sistemo il velo o il bavero della giacca.
“Massimo, noi non sappiamo posare.”
“In foto veniamo sempre rigidi.”
“A noi le foto finte non piacciono proprio.”
Lo so. Ed è esattamente per questo che ho scelto il reportage.
Se siete arrivati da me è perché non cercate un servizio dove vi dico “mettiti così, guarda di là, sorridi”. Cercate foto in cui rivedervi davvero. Senza quell’effetto di dire “siamo venuti bene, ma non sembriamo noi”.
Non siete voi a dover imparare a mettervi in posa. Sono io che devo imparare a muovermi intorno a voi, ad ascoltarvi, a capire il vostro modo di stare insieme.
Ve lo prometto: dopo i primi dieci minuti vi dimenticherete della fotocamera.
Vi lascio qualche consiglio, quello che dico sempre ai miei sposi prima del matrimonio.
Non cercate la posa perfetta. Non esiste.

La foto bella non è quella dove siete perfettamente dritti e fermi. È quella dove lui ti sistema un ciuffo dietro l’orecchio senza che nessuno glielo abbia chiesto. È quella dove scoppiate a ridere perché vi siete detti una cavolata.
Io non vi metto in posa. Vi do una direzione e poi mi muovo io. Vi chiedo di camminare, di abbracciarvi come se foste sul divano di casa, di sussurrarvi qualcosa. Il resto lo seguo io. Se vedo una luce bella, siete voi che ci entrate dentro camminando, non io che vi blocco lì per dieci minuti.
Muovetevi. Sempre.

Il trucco più semplice per non sembrare rigidi è non stare mai fermi.
Il giorno del matrimonio sarà già tutto un movimento: camminerete verso l’altare, abbraccerete cento persone, ballerete. Non fermatevi quando arrivo io. Anzi.
Se facciamo qualche ritratto di coppia, vi chiedo di fare due passi, di allontanarvi e poi di tornare l’uno verso l’altra. Di ballare anche senza musica. Di correre se ne avete voglia. Quando il corpo si muove, la testa smette di pensare,
Non guardate il fotografo sempre.

Questo è il segreto. Le foto dove vi piacerete di più saranno quelle dove non state guardando in camera. Guardatevi tra di voi. È il vostro giorno. Guardate vostra madre che si commuove, i vostri amici che fanno casino, le vostre mani intrecciate. Quando mi cercate con lo sguardo, fate un sorriso per la fotocamera. Quando guardate lui o lei, fate un sorriso perché siete felici. In stampa la differenza è enorme. Ve ne accorgerete.
Se non sapete dove mettere le mani, date loro qualcosa da fare.

Tutti, ma proprio tutti, si bloccano sulle mani. È normalissimo.
Il giorno del matrimonio le vostre mani avranno già tanto da fare: tenere il bouquet, sistemare la giacca, tenere stretto l’altro. Non lasciatele penzolare nel vuoto.
Tenetevi. Forte. Giocate con il velo, con la cravatta di lui. Prendetevi per il viso. Se vi sentite più comodi, tasche. Le mani occupate rilassano tutto il resto.
Parlate, ridete, prendetevi in giro.

Il silenzio davanti alla fotocamera mette ansia. Se state zitti iniziate a pensare a come siete messi.
Parlate. Continuate a parlare tra di voi. Di quello che è appena successo in chiesa, di quel discorso che vi ha emozionato, di dove andrete in viaggio domani.
Raccontatevi cose, prendetevi in giro come fate sempre. Io voglio fotografare proprio quello: la risata a bocca aperta, gli occhi che si chiudono dal ridere, la frase detta a metà. Quelle cose non si possono posare. Succedono e basta, e io devo essere bravo a prenderle al volo.
Siate voi. Senza filtri.

Non dovete sembrare più magri, più alti, più seri di quello che siete.
Il giorno del matrimonio dovete sentirvi comodi e belli nel vostro modo. Se siete due che ridono sempre, voglio quella risata. Se siete due più riservati, voglio il vostro modo delicato di starvi vicino.
Io non sono lì per trasformarvi. Sono lì per raccontarvi come siete, quel giorno, con quella luce, con quell’emozione addosso.
Ecco cos’è per me il reportage di matrimonio: io mi muovo leggero intorno a voi, senza mai chiedervi di essere qualcun altro. Voi dovete solo vivervi il giorno più bello.
Al resto, alla luce, al momento giusto, ci penso io.

























